La Seconda guerra mondiale segnò profondamente la città di Napoli ed anche la canzone non poté sfuggire alla tragicità degli eventi, Munasterio 'e Santa Chiara è la testimonianza più struggente di quel momento ma, come sempre, Napoli riesce anche a sorridere nei momenti più bui, Tammurriata Nera fu l'esempio di come l'umorismo partenopeo fosse sempre pronto ad emergere, anche di fronte a fatti tragici. Il pessimismo esistenziale di Luna rossa di Vincenzo De Crescenzo e Vian (ccà nun ce sta nisciuno, 1950) apre una nuova stagione d'oro della canzone napoletana alla ricerca di una rigenerazione non solo musicale. Se Roberto Murolo diviene l'interprete per eccellenza della canzone tradizionale napoletana, Renato Carosone mette a disposizione le sue esperienze di pianista classico e di jazzista, le fonde con ritmi africani e americani e crea una forma di macchietta, ballabile e adeguata ai tempi. Moltissimi altri artisti si affermano in questo periodo e nel 1952 nasce ufficialmente il Festival di Napoli o Festival della Canzone Napoletana, una competizione canora tenutasi fino al 1971, ultima edizione che però non venne trasmessa in televisione dalla RAI. Anche se il Festival nasce ufficialmente nel 1952, un primo esempio si era tenuto a Sanremo il 24 dicembre 1932, e vi avevano partecipato cantanti come Carlo Buti, Ferdinando Rubino, Mario Pasqualillo, ed una seconda volta nel 1933 a Lugano. Entrambe le manifestazioni furono organizzate dal poeta Ernesto Murolo. Dopo essere stato interrotto nel 1971, dopo tanti sforzi organizzativi, è stato restituito alla città nel 1981. Successivamente si è tentato di riprenderlo dal 1998 al 2004, anche se con spirito e risultati diversi. Nel nostro archivio, sono presenti le fotografie delle edizioni del festival fino al 1971 e della maggior parte dei cantanti del periodo. Sergio Bruni, Mario Abbate, i già citati Carosone e Murolo, Gloria Cristian e tantissimi altri.